Dimostra quella forza tranquilla che servì a Jacques Seguela (prendendo a prestito una definizione di Leon Blum) per caratterizzare Francois Mitterrand e gli consentì così di vincere due elezioni a presidente dei francesi. Quarantacinque anni, nato a Caserta ma cresciuto a Roma, fresco di nomina a colonnello, Loreto Biscardi non ha ovviamente ambizioni politiche, ma quel claim fa capire la persona. Cortese senza essere formale, riservato come richiede il ruolo ma non buio in volto, anzi piuttosto sorridente, il colonnello s’è insediato al comando carabinieri di Vicenza.

Con un nome che deriva dall’alloro (è nato due giorni dopo la ricorrenza della Madonna di Loreto), il suo curriculum è ricco: da venticinque anni nell’Arma, ne ha trascorsi otto con i “Cacciatori” in Calabria (reparto elitrasportato con sede a Vibo Valentia istituito nel 1991 per dare la caccia ai latitanti, specie sull’Aspromonte), ha fatto parte del reparto “Crimini violenti” del Ros, ha indagato su Yara Gambirasio, sulla scomparsa e morte di Giulio Regeni in Egitto (definisce l’indagine “molto impegnativa”) e ha avuto anche compiti di stato maggiore. Ha comandato il reparto territoriale di Mondragone, provincia di Caserta, non lontano da Casal di Principe, patria di quei casalesi che hanno giurato di voler uccidere Roberto Saviano. Lo scrittore l’ha visto di persona ascoltandolo a qualche conferenza, ma non aveva compiti di protezione nei suoi riguardi.
Come precisa, a Vicenza ha trovato un comando “bene avviato” e s’è dichiarato onorato dell’incarico ricevuto. È la prima volta che vede Vicenza, città che non conosceva neanche da turista. Sta prendendo contatto con le altre istituzioni della provincia e non si sbilancia in valutazioni. Definisce quella vicentina “una realtà molto stimolante” della quale ha compreso subito “il grande affiatamento delle forze di polizia”. Si rende conto che la sicurezza percepita dai cittadini può essere diversa da quella reale, ma naturalmente si riserva di approfondire la situazione specifica.
Proprio nel giorno dell’insediamento diventa pubblica la notizia di un arresto nella zona rossa attorno alla stazione e uno dei primi suoi compiti sarà proprio quello di lavorare per confermare o meno la “zona rossa“, decisione che peraltro spetta al prefetto.