Sarà un film, un giallo thriller sulla Sindone e sarà affascinante come Il codice da Vinci di Dan Brown “ma senza bugie”. Il regista Antonello Belluco (tra i suoi molti lavori basta ricordare Antonio, guerriero di Dio su Sant’Antonio) senza tentennamenti né false modestie indica l’obiettivo del suo nuovo lavoro, di cui è sceneggiatore assieme a Giuseppe de Concini, consulente finanziario per lavoro ma editore, scrittore (sette romanzi all’attivo) e sceneggiatore per passione. De Concini è padovano, come Belluco, ma assai conosciuto, appunto per lavoro, a Vicenza.

Il film è prodotto da Eriadorfilm, casa di produzione di cui è alla guida Giulia Maria Belluco, figlia di Antonello. La Eriadorfilm ha sede a Bassano da quando l’ha acquistata, nel 2023, perché – dopo studi e lavoro anche negli States – le piaceva la dimensione e la vita della città. Tant’è che proprio Bassano sarà la location di molte scene; qui sono state selezionate in questi giorni 80 comparse. Altra location sarà Bolzano. Lei, asssieme a due collaboratori, Chiara Valenzano per la produzione e Marco Bartolotta per la parte tecnica, e naturalmente assieme a regista e sceneggiatore, ha presentato il lavoro durante una conferenza stampa a Bassano. La produzione punta su un paio di nomi di attori internazionali, gli altri saranno italiani. Puntano per il film a un mercato non solo italiano, ma europeo e anglofono.

Il punto di partenza è che la Sindone è poco conosciuta, hanno spiegato gli artefici del progetto. È un mistero, vuoi per il dibattito attorno al lino vuoi per le modalità dell’esecuzione di Gesù. Ma al centro di questo giallo storico, Belluco ha una certezza: “Il telo è del primo secolo, come hanno dimistrato gli ultimi studi scientifici”, quindi compatibile con la figura di Cristo crocifisso.

Basta cercare un po’ in Internet e si scopre che a dargli ragione ci sono gli studi del professor Giulio Fanti (qui trovate un lungo video con una sua recente intervista, ma le prime dichiarazioni sono del 2014) sia quelli degli scienziati guidati da Liberato De Caro, fisico del Cnr. Questi studi recenti smentiscono, quindi, la datazione al radiocarbonio che nel 1988 in tre università del mondo aveva certificato come la Sindone fosse del XIII o al massimo XIV secolo. E così aveva annunciato a suo tempo il cardinal Ballestrero di Torino. Il regista ricorda anche il ritrovamento di una moneta d’oro dell’epoca di Giustiniano (V-VI secolo) nel quale è ritratto il volto di un uomo che presenta 15 punti di uguaglianza con il volto della Sindone, contribuendo quindi alla retrodatazione del lino rispetto alla classica interpretazione.

Niente di più comprensibile che il film si chiami C14, che è la sigla dell’isotopo radioattivo del carbonio usato per la datazione della Sindone come dei più diversi oggetti. Il decadimento dell’elemento radioattivo permette di calcolare la data dell’oggetto.
Ma la sceneggiatura, ovviamente, contiene molto di più: è una lotta tra il Bene e il Male, ricca di sorprese, nella quale i confini non sono così precisi e distinti: c’è un professore universitario mobbizzato per la sua scoperta, il papa (e nessuno si azzarda ad anticipare che nome avrà nel film) e perfino un Anticristo con contorno di vari personaggi. Il film è ambientato nel 2033, che sarà il duemillesimo anno della morte di Gesù (senza voler contare l’errore di indicazione dell’anno zero che è stato stimato in tre o quattro anni) e in quell’anno è prevista l’ostensione pubblica del sacro lino a Torino.

La sceneggiatura, tra studi e messe a punto, è durata cinque anni: “Abbiamo dovuto trovare un linguaggio filmico che ci permettesse di arrivare al pubblico più vasto”, spiega de Concini. Sono previsti due flashback che riguarderanno la crocifissione di Gesù e la deposizione del corpo nel sepolcro. Le riprese inizieranno il 25 febbraio dell’anno prossimo e dureranno cinque settimane. Il film sarà nelle sale a novembre 2026 mentre a settembre, la produzione punta a una proiezione, fuori concorso, alla Mostra del cinema di Venezia.