
l progetto per l’ex cinema Corso, presentato ufficialmente a palazzo Trissino, è come un Ufo (quelli che negli anni Cinquanta si chiamavano saucer) perché emana un fascio di luce che illumina in modo inatteso un luogo dall’alto e rivela prospettive sconosciute, accende sorprese e meraviglia chi ne è testimone. Invece che presentarsi come estraneo, diventa un’occasione per stravolgere abitudini e innescare la scoperta di un orizzonte di nuove forntiere. Esattamente l’opposto, per essere chiari, della fantascienza anni Cinquanta, che voleva suscitare paura per un nemico sconosciuto pronto a invadere.

Questo progetto trasforma un pezzo di Vicenza, ribalta le attese e illumina il futuro. Non va dimenticato che l’ex Corso è chiuso da 29 anni e ci sono intere generazioni, come ha confessato l’attuale sindaco Possamai, che non l’hanno mai visto aperto.
Artefici del progetto vincitore sono due studi, su 125 (diconsi 125) partecipanti al bando lanciato dalla Fondazione Roi: Altralinea dell’ingegner Pierluigi Capobianchi, e Sparch dell’architetto Riccardo Coccia. Lo hanno illustrato in pubblico Mariangela Vertuani e Francesco Scialdone, ma nel video illustrativo sono presenti altri professionisti che hanno lavorato al progetto: Riccardo Coccia, Simone D’Eredità e Martina Testa. La giuria che ha scelto il progetto vincitore è stata composta da Eva Fabbris, Ippolito Prestellini Laparelli, Antonio Atripaldi, Nicola Tracanzan e Francesca Lazzari.

Quali sono le idee fondanti del lavoro? Qui potete leggere le intenzioni del committente, la Fondazione Roi, espresse dieci mesi fa, nell’aprile 2025 e i volumi dell’intervento, grossomo di 7000 metri cubi.

Primo: si punta molto sulla luce, quella che entrava dal lucernario dell’ex cinema e che adesso sarà centrale nel nuovo desgin. Molta, molta più luce. Secondo: l’ingresso si ribalta. Sarà l’ex Cantinota a rappresentare l’ingresso principale che non avverrà più da corso Fogazzaro. Il che permetterà di valorizzare e dare nuova vita a tutto il quartiere posteriore all’ex Corso.

Terzo. “Non sarà un museo, ma uno spazio europeo per una città sempre più universitaria”. Parole della presidente Francesca Lazzari, che più nette non si può. La Fondazione Roi ha adottato – e nessuno la obbligava – procedure di rigore pubblico nonostante sia un soggetto privato. La trasparenza è ancora un virtù. Infine, la presidente (infaticabile e irrefrenabile) ha ribadito che sta già studiando la nuova struttura della Fondazione Roi, che vedrà la luce contemporamente (o poco dopo) il completamento del restauro, fissato nel dicembre 2027. Due anni, insomma, che nella storia della Vicenza indecisa non sono molti.

L’ha ribadito anche il sindaco Giacomo Possamai, che ha ricordato le grandi scommesse sulle quali è impegnata la sua amministrazione: l’ex macello, il giardino a San Biagio, il nuovo albergo a Santa Corona. Obiettivi che si possono costruire solo con la collaborazione dei privati, ha sottolineato. La mano pubblica fa quel che deve, indicando gli obiettivi e offrendo credibilità di realizzazione. Il privato concorre ai finanziamenti. La trasformazione dell’ex cinema Corso è un investimento da 2 milioni e 800 mila euro, Iva esclusa.
Come sono lontani i tempi in cui quella struttura dalla stessa Fondazione Roi voleva essere venduta. Il cambio di rotta, sui cui Vicenza ha tutto da guadagnare, è stato il primo imperativo che s’è data la presidenza Lazzari.