Qualche giorno fa, quando le due avversarie si sono inchinate, fronte a terra, a Federica Brignone vittoriosa, qualcuno scrisse: “Questa è la foto dell’Olimpiade di Milano Cortina, per distacco. Impossibile che ne esista una più significativa”. Fino a ieri. Poi è arrivato Nazgul, cane lupo ceslovacco, e il mondo olimpico è cambiato. Ha raccontato più la sua corsa dietro le due fondiste in pista, con tanto di traguardo tagliato e di zampa in fotofinish che le Tofane. È diventato lui il simbolo dell’olimpiade, la natura che incontra l’uomo, la libertà che si prende la rivincita, la gioia di correre, senza sci, alla ricerca di un abbraccio.

Quella sua breve corsa, sfuggito alla padrona, ha intenerito gli spettatori e nello stesso tempo ha esaltato davvero lo spirito decoubertiniano: l’importante è partecipare. Lui ha partecipato, s’è entusiasmato, e al traguardo ha raccolto carezze e qualche bocconcino.
In questa olimpiade dell’AI sono emersi video surreali, come il lancio dal trampolino di anziani distesi a letto. Ma questi sono tentativi di colpire allo stomaco e di gudagnare visibilità e like. Invece era vero il video della disastrosa partenza del bob a quattro americano, durante la quale tre bobbisti sono caduti e rimasti a terra. C’è voluto il colpo di genio di una didascalia a commento del video che più efficace non si può: “Groenlandia sta serena”. Se è questo il risultato di sportivi professionisti, l’invasione militare fallirà.

Il lupo Nazgul appartiene a questo ramo di video veri, come sono veri Milo e Tina, i due ermellini simbolo delle olimpiadi. Tina è bianca, Milo ha il pelo scuro: è senza una gamba e usa la coda per appoggiarsi. Neanche a dire che è il simbolo delle paralimpiadi. L’hanno notato in pochi, ma è stata una scelta intelligente e simpatica. Tanto quando la decisione del cane lupo di scendere sulla pista da fondo e ricordarci che lo sport è soddisfazione e fatica, quasi mai premi milionari.