La differenza tra un dilettante e un professionista non sta nel mezzo che usa. Un fotografo professionista può usare anche il telefonino e le sue saranno sempre immagini diverse. Perché lui vede la foto un attimo prima di te. E imprigiona l’attimo, anzi l’anima della persona, in senso buono per carità, e scatta quando tu stai ancora pensando di premere. I più bravi non hanno neanche bisogno di vedere l’immagine, la pensano, la immaginano appunto. Il celebre miliziano colpito a morte di Robert Capa è un’immagine che Capa scattò con la macchina sulla testa, senza uscire dalla trincea.

Queste qualità le dimostra in modo smagliante Stefano Dal Pozzolo, 49 anni, vicentino, fotografo che lavora all’agenzia Contrasto dal 2006: se fosse una squadra di calcio sarebbe il Barcellona. Dal Pozzolo è stato allievo di Attilio Pavin e per lavoro ha seguito a Roma due papi, Benedetto XVI e soprattutto ha fotografato tutto il pontificato di papa Francesco, che – si pensi quello che si vuole – è stato una novità benefica per la Chiesa.

Quarantaquattro foto di Dal Pozzolo del papa scomparso l’anno scorso sono in mostra nell’atrio di palazzo Trissino fino a tutto marzo con il titolo “Francesco, una luce per l’umanità”. Va a merito dell’incontenibile Stefano Dal Pra Caputo aver scovato Dal Pozzolo e aver organizzato questa mostra: va sempre ricordato che Dal Pra Caputo ha sborsato di tasca sua i soldi per far acquistare al Comune i sostegni per esporre le foto e organizzare gli allestimenti.
La mostra è affascinante, rivela lo spirito del papa, perché le foto raccontano molto più di quella sua empatia che pure ha colpito il mondo. Rare sono le immagini del pontefice sorridente, spensierato mai. Dal Pozzolo dà una versione più intima, profonda e – probabilmente – molto più vera, vicina alla realtà della persona George Bergoglio, che ha preso sulle spalle una chiesa in crisi (specie per lo scandalo della pedofilia, qui si può leggere un’intervista a Mariapia Veladiano che ha dedicato l’ultimo suo libro a questo problema) e divisa.

Le foto sono ancora più intense e delicate perché sono state pensate a colori, ma realizzate in bianco e nero, come spiega l’autore. Del resto c’è un motivo se le sue foto sono state pubblicate da numerose testate italiane e internazionali, tra cui Time, Newsweek, National Geographic, L’Espresso, Panorama, Wired, Vanity Fair e Internazionale.
Ha commentato il vescovo Giuliano Brugnotto: “Negli incontri con papa Francesco ho riconosciuto la semplicità di un uomo affidato a Dio e il desiderio di una Chiesa aperta, vicina, al servizio del mondo. Uno sguardo che si lascia toccare dai poveri. In queste immagini risuonano la gioia del Vangelo, la bellezza del creato e la misericordia del Padre: le note con quali il Papa ci ha consegnato una polifonia da eseguire insieme, per la maggior gloria di Dio”.
Oltre che dal vescovo, la mostra è stata inaugurata dal consigliere Dal Pra Caputo e dai sindaci di Vicenza e Verona, Possamai e Tommasi. Tommasi era a Vicenza anche per presentare il libro di Victoria Karam, Volti italiani, 15 storie di giovani che servono a spiegare perché serve una legge sulla cittadinanza per gli stranieri residenti in Italia.