Più lavoro, ma più povertà. Diminuisce la disoccupazione ma aumentano le famiglie in difficoltà. Non è una contraddizione, ma la realtà dell’economia nel Nordest in questi dieci anni. La Caritas – grazie a un convegno che s’è svolto a Vicenza – illustra un quadro che, se è già sato annunciato a livello nazionale, è probabilmente la prima volta che viene dipinto (a tinte fosche) nella realtà locale.

La sintesi è di Nunzia De Capite, sociologa ed esperta di politiche sociali che lavora alla Caritas Italiana dal 2006 e che ha parlato al convegno “Il lavoro povero, un fenomeno in aumento – Disuguaglianze sociali e percorsi di inclusione”.
Secondo i dati forniti dalla Caritas, nel Nordest negli ultimi dieci anni la disoccupazione è scesa dall’8% al 4% (fonte Istat Rfl), ma al contempo la povertà assoluta è quasi raddoppiata, passando da circa il 4% al 7,6% (fonte Istat 2024). In Italia il 10,2% dei lavoratori (pari a oltre 2,3 milioni di persone) è a rischio povertà, contro la media Ue dell’8,2%; un lavoratore su quattro ha una retribuzione bassa, valore che supera il 50%
se si parla dei lavoratori part-time; è a rischio povertà oltre il 20% delle famiglie monoreddito.

Tornando al Nordest, De Capite spiega che «il problema non è l’accesso al lavoro, ma la sua qualità e capacità di proteggere. Avere un impiego oggi non garantisce utomaticamente una vita dignitosa. Salari bassi, part-time involontario, discontinuità e lavoro grigio producono redditi insufficienti e carriere contributive fragili. Non è solo lavoro che paga poco: è lavoro che non protegge nel presente e nel futuro. Se il lavoro non assicura sicurezza economica, si incrina la fiducia nelle istituzioni e nel modello di sviluppo. La sfida è, quindi, rendere il lavoro regolare, stabile e sufficiente per vivere».
Un’analisi condivisa da don Enrico Pajarin, direttore della Caritas vicentina: «Anche tra le
persone incontrate attraverso i nostri servizi-segno vediamo un aumento dei cosiddetti working poor. Pur avendo un lavoro, non riescono a far fronte al pagamento di affitti o bollette o delle spese per la salute o, ancora, per le attività educative e sportive dei minori e si rivolgono a noi per chiedere un aiuto».