Perché era cattivo – sarebbe meglio dire aggressivo – il celebre lupo di Gubbio, e perché solo san Francesco riuscì ad ammansirlo? E perché il papa, invece di preoccuparsi delle guerre in corso e della povertà, è andato a trovare i super ricchi di Montecarlo? A quste due domande ha risposto il vescovo Giuliano in altrettanti interventi pasquali illuminanti.

Nell’omelia alla messa della Casa circondariale, celebrata con il cappellano don Gigi Maistrello, mons. Brugnotto ha letto il racconto di san Francesco e il lupo di Gubbio: “Quello che più mi ha colpito in questa storia – ha detto – è che solo san Francesco è riuscito a intuire, da amico di Dio, le ragioni profonde per cui quel lupo era così violento. Francesco ha capito che quel lupo non era cattivo in sé, per natura, ma perché aveva fame: la gente di Gubbio infatti non gli dava da mangiare. Si è fatto così garante e ponte, perché anche il lupo potesse ricevere il necessario per vivere”.

Spesso, ha proseguito, “all’origine di una storia di delinquenza c’è una fame che non è fisica, è una mancanza di affetto: un bene non ricevuto da chi avrebbe dovuto offrirlo e non dato a chi lo attendeva, fino a diventare ferita profonda d’amore”. “I Francesco di oggi – ha aggiunto mons. Brugnotto – sono coloro che hanno il coraggio di accompagnare passo dopo passo. Sono le persone che aiutano a non fermarsi alla paura, che sostengono percorsi di responsabilità e di ritorno alla comunità. Anche fuori dal carcere c’è spesso timore, distanza, diffidenza; per questo è importante che ci siano uomini e donne capaci di fare da ponte. In questo senso, sono tanti i san Francesco che oggi ci aiutano”.
MONACO. In un post sul viaggio al principato di Monaco, condivendo un post di Mimmo Muolo, e quindi assumendolo come proprio, il vescovo ha parlato – a proposito dei commenti che ha ascolato – di “un festival del pregiudizio, che coinvolge anche improbabili paragoni con Papa Francesco e che merita di essere smontato con i fatti”. Ha punto anche Michela Serra, “noto esperto di cose vaticane come di ogni altra materia dello scibile umano”, come punta di chi ironizza in modo “facile facile”.

Ifatti dicono cose nettamente diverse, a partire da una similitudine evangelica, che mi è balzata immediatamente agli occhi. Le critiche al Papa per essere andato nella patria dei ricchi mi hanno ricordato infatti i commenti di quanti criticarono aspramente Gesù per essere andato a pranzo nella casa di Zaccheo, l’esattore delle tasse per conto dei Romani, dunque pubblico peccatore secondo i giudei benpensanti dell’epoca. Dimenticando ogni altra cosa di quell’incontro. Atti concreti e contesto. E l’azione redentrice del Signore, di cui ogni Papa è erede e continuatore, che si esercita in tutti gli ambiti, a prescindere dalle condizioni socio-economiche dei destinatari. L’opzione preferenziale per i poveri è PREFERENZIALE, appunto. Non esclusiva. Anzi, convertire i tanti Zaccheo dei giorni nostri sarebbe di grande importanza anche e soprattutto per aiutare i poveri. Quelli affetti da povertà materiale e quelli gravati dalla povertà morale (che è forse la più grave di tutte, anche se hai lo yacht da nove milioni di euro, la Ferrari parcheggiata fuori dal Casinò e la Villa in Costa Azzurra).
Per questo Leone XIV, il papa della nuova dottrina sociale, è andato a Montecarlo. Non certo, come nella simpatica imitazione di Fiorello, per fare il giro del Gran Premio in papamobile. E le sue parole sono inequivocabili in tal senso.
Il Pontefice – spiega mons. Brugnotto – non è uno sprovveduto. Sa bene che certi accumuli di ricchezza sono dovuti a «strutture di peccato che scavano abissi fra poveri e ricchi, fra privilegiati e scartati, fra amici e nemici». E perciò ha ricordato a chi possiede e muove ingenti capitali che «ogni talento, ogni opportunità, ogni bene posto nelle nostre mani ha una destinazione universale, un’intrinseca esigenza di non essere trattenuto ma ridistribuito».
“Infine (ma non in ordine di importanza) il grido contro le guerre che «dilaniano le nazioni» e che «sono frutto dell’idolatria del potere e del denaro». Anche di quel potere e di quel denaro testimoniati dalle ricchezze sciorinate a Montecarlo.
I tanti Zaccheo 2.0 del terzo millennio si convertiranno? Annunceranno pubblicamente di voler dare la metà di ciò che possiedono ai poveri e che, se hanno rubato a qualcuno, gli restituiranno quattro volte tanto? Non lo sappiamo, anche se lo speriamo”.
Aggiunge il vescovo: “Ho letto in un post: «Papa Francesco andava a Lampedusa, Papa Leone va a Montecarlo». Una fesseria sesquipedale. Perché Papa Leone a Lampedusa andrà a luglio. E perché il viaggio di sabato scorso si inserisce in una serie di visite apostoliche che è un vero programma pastorale. Nicea (unità dei cristiani), Libano (pace in Medio Oriente e non solo), Africa, e Spagna. Oltre che, ad esempio, in Italia, Napoli e la Terra dei Fuochi. Buona strada, Santità. E buona informazione a chi lo critica a sproposito”.