L’Europa rinasce (anche) a Vicenza. Con tre mostre d’arte in Basilica, che inizieranno a novembre di quest’anno e termineranno a primavera del 2029. Una scommessa che nel campo figurativo non è stata mai tentata prima dai sindaci del dopoguerra e che si può paragonare, ma in campo musicale, alla pluriennale vita del festival mozartiano dei primi anni Ottanta.

Si tratta di tre mostre che legano Vicenza all’Europa: la prima dedicata ai rapporti tra artisti italiani e tedeschi, la seconda ha nell’obiettivo i francesi e la terza gli spagnoli. L’età esplorata è quella contemporanea, dall’Ottocento fino all’altro ieri, il 1980. Ognuna avrà in rassegna cento dipinti: enumerare gli artisti è impresa quasi impossibile: si va da Goethe a Schifano. La prima mostra, quella sulla Gemania, ha come sottotitolo “Da Canova a Kiefer”.
L’idea di fondo di Ispirazione europea, questo il titolo della rassegna, è di “indagare il ruolo che le arti hanno avuto nella costruzione di una cultura condivisa nel continente”. Di questi tempi con un’Europa fragile, quasi scomparsa nello scacchiere mondiale, senza praticamente peso specifico, ritrovare le radici dello stare insieme (prima dei trattati di Roma del 1957 che creava il nucleo dell’Europa unita con la Ceca, la Comunità economica del carbone e dell’acciaio) è un obiettivo nobile e utile. L’identità nasce dalla storia. Conoscerla è un antidoto a quanto sosteneva José Saramago: “Siamo ciechi. Ciechi che vedono, ma ciechi che, pur vedendo, non vedono”.

La rassegna è promossa dal Comune, in collaborazione con il Palladio Museum (una cascata di lodi dai curatori al direttore del Cisa Guido Beltramini, la cui mostra La fabbrica del Rinascimento è per loro il dichiarato modello da replicare), la Fondazione teatro comunale, Marsilio arte e con Intesa Sanpaolo partner principale.
Spiega Gabriella Belli, curatrice delle mostre assieme a Valerio Terraroli: “Le mostre devono essere utili per la scienza, per la comunità e per essere inedite”. E queste rassegne sicuramente rispettano le consegne. “Qui dentro – aggiunge Terraroli – c’è l’Europa, quella legata dall’arte”. Tanto basta. Cioé confluenze e influenze di Paesi e artisti che sono alle radici della casa comune europea. L’una e l’altro sono autorità scientifiche indiscusse, con 40 anni di esperienza nell’organizzare presidi scientifici dell’arte, insegnamento universitario e organizzazione di mostre. “Non potevo organizzare queste mostre a Venezia – ha sottolineato Gabriella Belli – perché è frenetica. Avrei fatto un cattivo uso della geopolitica della cultura”.

Il sindaco Possamai sottolinea che accanto alle mostre saranno organizzate numerose attività a corollario delle esposizioni: ha già assicurazioni in merito dall’ambasciata tedesca. Spiega la filosofia dell’amministrazione sulle mostre: “È uno spartito unico per la città”.
Questa maxi rassegna rappresenta la settima sfida che il sindaco (e la sua amministrazione, stavolta in prima linea c’è Ilaria Fantin, assessora alla cultura) lancia: dopo l’ex macello, l’ex cinema Corso da far rivivere, la nuova piazza Matteotti pedonale, il parco all’ex Aim, l’ex tribunale a Santa Corona che deve diventare un albergo chic, la nuova biblioteca in contrà Riale, adesso c’è questa sfida da vincere. Senza parlare del nuovo tram elettrico e dell’alta velocità, che non sono questioni totalmente municipali. Tanta carne al fuoco.

Non è poco. A voler usare una metafora cinematografica, a proposito di sette, vengono in mente I sette samurai di Akira Kurosawa del 1954, film che fu d’ispirazione per l’hollywoodiano western I magnifici sette. Il capolavoro del maestro giapponese (che visse fin quasi a 90 anni, segno che le sfide portano bene) racconta della ribellione di un villaggio contro i predoni. Chissà che, metafora per metafora, vinca a Vicenza la ribellione contro l’indolenza e la paura del cambiamento. Questa è un’occasione da sfruttare.
A palazzo Trissino, alla presentazione delle mostre, erano presenti anche gli altri portagonisti dell’organizzazione: Luca De Michelis per Marsilio Arte e Michele Coppola per Intesa Sanpaolo.