Se le imprese vogliono avere un futuro devono seguire la strada che indica Elena Zambon. Sia chiaro: lei non ha mai sostenuto un’affermazione del genere (“voi dovete fare così e così, come dico io”) che è pure estranea al suo stile sobrio, ma è la sintesi di chi scrive, perché la presidente del gruppo che porta il nome della famiglia vicentina da 120 anni mette così bene in ordine l’attenzione ai valori (che grazie a Dio si sta sempre più diffondendo nella cultura) e la vitalità imprenditoriale da far sì che l’una sia fondamento dell’altra. Una sorta di entanglement , si passi al cronista la metafora, che lega indissolubilmente la vita e il destino dei mattoni quantici anche nelle aziende.

Quando Elena parla, come è accaduto in Bertoliana a motivo di un convegno ispirato ad Adriano Olivetti, suo riferimento da sempre, e – attenzione – parla sempre a braccio, bisogna prendere nota perché ci scappa l’anticipazione del futuro, piovono gocce di sapienza imprenditoriale coniugate con un pizzico di riflessioni culturali che fanno sorprendere (e un po’ arrabbiare): ma come, l’ho sempre avuto sotto gli occhi e non me ne sono mai accorto? Arrivano distillati di storie familiari che abbiamo nella memoria e volevano solo essere riscoperte.
E allora proviamo a condensare in un decalogo, o quel che è, lo Zambon pensiero che farà sempre più respirare noi e anche le imprese, sempre a parere di chi scrive.
1. Obiettivo 3 P. Elena Zambon vive profondamente il celebre concetto delle “3 P”, ossia quelle di People, Planet, Profit (Persone, Pianeta, Profitto) noto agli specialisti anche come Triple Bottom Line (3BL). Si centra sulla sostenibilità, puntando sul fatto che le aziende debbano impegnarsi a misurare il loro impatto sociale e ambientale oltre a quello economico. Proposto da John Elkington nel 1998, mira a un equilibrio in cui il profitto non vada a discapito delle persone o dell’ambiente. Hai detto niente.
In dettaglio: Profit (Profitto): indica il valore economico creato, ma inteso in modo etico e sostenibile, non solo come profitto a breve termine.
People (Persone): riguarda l’impatto sociale, inclusi equità, condizioni di lavoro eque, benessere dei dipendenti e impatto sulla comunità.
Planet (Pianeta): si riferisce alla gestione responsabile delle risorse naturali, riducendo l’impronta ecologica, l’inquinamento e promuovendo la sostenibilità ambientale.
2. Tre valori. Umiltà, integrità e onestà. All’ombra di questi valori si deve far crescere un solo convincimento: meglio darsi da fare in tante cose perché l’impegno a vasto raggio serve a fare bene ogni singola cosa. In altre parole, camminiamo insieme sul percorso della sostenibilità. Non c’è alternativa.
3. Come Palladio. La triade “utilità, perpetuità e bellezza” è posta da Palladio come pietra d’angolo nei suoi “Quattro libri” dell’architettura, citando apertamente Vitruvio.
Utile (Comodità): Gli edifici devono essere funzionali, comodi e rispondere alle esigenze di chi li vive. Palladio era noto per integrare le necessità pratiche dei committenti (es. le attività agricole delle ville) con il design.
Perpetuità (Durata): L’opera deve essere solida e costruita per durare nel tempo, sfidando i secoli.
Bellezza: Risulta dalla “bella forma” e dalla proporzione tra il tutto e le parti, creando un corpo armonico, equilibrato e piacevole alla vista.
Chi l’ha detto che questi requisiti servono solo alle architetture e non alle aziende del XXI secolo? Domanda retorica. L’azienda deve essere utile, destinata a durare e anche bella. Su lavora meglio, si produce meglio. L’esempio è quello della “fabbrica di vetro” Olivetti, che è il simbolo dell’architattura industriale razionalista di Ivrea, progettata da Luigi Figini e Gino Pollini fra il 1938 e la fine degli anni Quaranta su indicazione di Olivetti. Caratterizzato da ampie vetrate, l’edificio rivoluzionò il luogo di lavoro, integrando luce naturale e benessere per gli operai.
4. Semplicità. La semplicità vissuta tutti i giorni riesce a farti guardare con occhi di meraviglia il mondo.
5. Pensiero. Dedicare del tempo al pensiero. La formazione è necessaria sempre di più. I giovani sono capaci di rinunciare a un posto perché non c’è formazione.
6. Altro che capitale umano. Andava di moda vent’anni fa, ma il concetto è stato smontato perfino dai film. (Paolo Virzì, 2013). Ormai il concetto è insopportabile. Si tratta di persone, prima di tutto.
7. Etica e profitti. Gaetano Zambon. È il concetto che ripeteva come un mantra il fondatore, Gaetano Zambon, nonno di Eelena., che ha anche lasciato nel testamento spirituale: «Una società capitalistica libera può essere moralmente accettabile solo se la ricchezza privata diventa fraternità, opere di bene, benessere collettivo».
8. Possibilità di vita. Elena Zambon insiste su umiltà e integrità come valori fondanti e riferimenti precisi nel cielo imprenditoriale. E insiste, sulla strada del nonno, sulla necessità “di creare possibilità di vita per altre persone” come dimensione aziendale.
9. Soffio ispiratore. Un altro concetto, arrivato dalla storia familiare, è quello di “soffio ispiratore da preservare”, sul quale a casa Zambon si sono interrogati a lungo. Cosa avrà voluto dire il nonno? Probabilmente il significato va cercato nel sinonimo di “soffio innovatore”. Cioé vuol dire puntare nella fiducia delle persone, vibrare nello stesso modo, avere lo stesso richiamo valoriale. La belleza ispira la creatività che diventa innovazione.
10. Rugby e Santiago. È celebre la scelta di Elena Zambon di far disputare ai suoi manager e dirigenti partite di rugby per far capire che la velocità della squadra, come appunto insegna il rugby, è quella dell’ultimo, dato che i passaggi si fanno tutti all’indietro. Adesso ha coinvolto 240 collaboratori in un Cammino di Santiago per fare fatica: si parte da soli e si arriva insieme, faticando appunto lungo il cammino ma anche ritrovandosi.
11. Fatica. La fatica non è fine a se stessa, quindi non deve diventare spreco. Serve uno scopo e la capacità di prendere sul serio la responsabilità anche etica del lavoro. Questa la lezione del teambuilding alla Zambon, quella che gli specialisti chiamano accountability.