Quattro persone sono state arrestate dai carabinieri con l’accusa di rapina e furto in riferimento alla rapina avvenuta a Malo nella notte tra l’11 e il 12 marzo 2025 a danno di due coniugi in una villa di Malo. Sono stati mobilitati 100 carabinieri di Vicenza e della compagnia di Pisa, perché l’operazione è scattata tra Torrebelvicino, Pontedera e Pisa. Gli arrestati, fra i 30 e i 38 anni, hanno origini sinti. Si sono rivelate decisive le impronte rilevate dai Ris di Parma e l’analisi dei tracciati Gps.

Indagando su questa rapina sono emersi collegamenti anche con un altro grave fatto di cronaca: due degli indagati, assieme ad altri due complici toscani, la sera del 18 marzo 2025 (poco dopo quindi l’assalto a Malo) si erano introdotti in una villa a Verona rompendo i sigilli del sequestro, perché all’interno erano stati trovati i corpi mummificati di due coniugi. Per questo caso altre quattro persone sono state denunciate.
“Anche questa indagine dimostra che i carabinieri presidiano il territorio e non cedono di un passo nella tutela della comunità che è stata affidata loro”
col. Loreto Biscardi
Secondo la ricostruzione dei carabinieri (avallata dal pm Han Roderich Blattner e dal gip Matteo Mantovani che ha emesso i provvedimenti restrittivi) attorno alle 23.40 della notte fra l’11 e il 12 marzo, il commando di quattro uomini ha brutalmente immobilizzato le vittime di Malo legando loro polsi e caviglie con fili del telefono e lacci di scarpe. Il marito è stato torturato con getti d’acqua gelata, mentre la moglie è stata tenuta sotto la costante minaccia di un bisturi. Così i malviventi si sono fatti consegnare le chiavi delle casseforti e hanno realizzato un bottino di preziosi dal valore di non meno 50mila euro, costituito soprattutto da orologi di lusso (Piaget, Baume & Mercier, Longines), gioielli e pietre preziose.
Sempre secondo la ricostruzione dei militari, tre banditi sono partiti da Pisa su un’auto noleggiata con documenti falsi: il basista era a Torrebelvicino. Mentre il ten. col. Antonio Contente ha illustrato le modalità dell’aggressione e l’indagine, il col. Loreto Biscardi, comandante provinciale del gruppo ha sottolineato: “Anche questa indagine dimostra che i carabinieri presidiano il territorio e non cedono di un passo nella tutela della comunità che è stata loro affidata”.