È Thiene non Zané la patria dei bigoli con l’arna: parla l’atto depositato dal notaio

L’Accademia della Cucina dell’Alto Vicentino ha depositato dal notaio Nicola Voltan un documento che riporta la storia e la ricetta orginale dei bigoli. Benche preparato in tutto l’Alto Vicentino, la notorietà si diffonde grazie a locali, come l’Albergo Roma di Thiene, di Vera Signorini che lo tenevano in carta per mesi in autunno-inverno.

È Thiene, non Zané la patria dei bigoli con l’arna. La radice originaria va cercata nel capoluogo, non nel paese vicino, che pure da 50 anni allestisce una sagra a base di bigoli con l’arna. La novità emerge da un atto notarile che è stato firmato ieri nella sala del Consiglio comunale a Thiene. L’atto contiene il deposito della storia (documentata) e della ricetta tipica. A promuovere l’atto, che è stato vidimato dal notaio Nicola Voltan, da poco insediatosi a Thiene, è stata l’accademia della cucina dell’Alto Vicentino.

Trionfo dei bigoli con l’arna nella zuppiera, secondo la ricetta Calgaro

Assieme al presidente Renzo Rizzi, rectius delegato, erano presenti Marco Caltran, vice delegato; Piero Rasia, segretario; Alessandra Visonà, tesoriera del sodalizio; Roberta Cecchin e Roberto Garzaro, consultori dell’Accademia; Mario Calgaro, noto avvocato e studioso di gastronomia che ha condotto tutte le ricerche sul piatto che si sono poi riversate nella ricetta e nell’atto. Era presente anche Fiorenzo Rigoni, presidente del Consorzio tutela formaggio Asiago, ma non ha sottoscritto l’atto.

L’avvocato Mario Calgaro, noto gourmet e uomo di cultura, ha condotto la ricerca storico – bibliografica che è stata riversata nell’atto depositato dal notaio Voltan

Erano presenti anche Andrea Nardin, presidente della Provincia e Giannantonio “Giampi” Michelusi, sindaco di Thiene, loro sì sottoscrittori visto l’interesse delle rispettive comunità.

Ma perché si sostiene che il cuore del piatto batte a Thiene? Lo spiega il documento e l’avvocato Calgaro riassume il concetto con parole semplici: “In realtà era un piatto che si mangiava in tutto l’Alto Vicentino, legato com’è noto alla festa della Madonna della vittoria e alla vittoria, appunto nella battaglia di Lepanto il 7 ottobre 1571. Solo che a Thiene aveva forti motori propulsori: i locali del tempo, e soprattutto l’Albergo Roma di Vera Signorini, che lo proponeva da ottobre sino a gennaio, ogni giorno. Vera, alla fine del 1989, quando chiuse il locale mi trasmise cinque ricette, tra cui questa”.

Un piatto dei bigoli co’ l’arna: succelenti e originali, è un altro gusto rispetto a quelli assaggiati in materia

Come si intuisce, si tratta di una battaglia accademica, che non vuole togliere nulla a nessuno, ma mettere i puntini sulle “i” riguardo alla diffusione. Con buona pace di tutti, Zané potrà continuare la sua sagra, sapendo che sta cucinando i bigoli… di Thiene.

L interiora dell’anatra che andranno a formare il sugo, cioé fegato, cuore e reguesta, vale a dire il ventriglio, si fanno macerare una notta nel Torcolato e con molta salvia

Anche la ricetta depositata dal notaio – e quindi da ritenere valida sino a una contestazione altrettanto documentata e fondata – presenta delle puntualizzazioni interessanti. I bigoli devono essere confezionati rigorosamente con il torcio, ma la loro dimensione deve essere di cinque millimetri, assai più consistente di quelle cui siamo abituati. Non è utilizzato il ragù cui siamo abituati. L’anatra deve’essere muta (della specie cairina moscata del Sudamerica) di 5 o al massimo 6 mesi, prima che formi la ghiandola dell’uropigio per l’odore che emana. Le interiora, fegato, cuore e reguesta (cioè il ventriglio, la parte muscolare dello stomaco muscolare e robusto dei volatili) sono usati per il sugo, conservate sotto Torcolato di Breganze o altro vino passito, e poi aglio, pepe e tanta salvia per tutta la notte antecedente all’impiego. Con la carcassa dell’anatra si prepara il brodo, con cipolla, sedano, carota, pepe in grani schiacciati, cannella e brocche di garofano (cioè i chiodi). Il brodo va bollito dalle due alle due ore e mezza. Si schiuma e si filtra il brodo, nel quale si fanno bollire i bigoli per 35-40 minuti, tempo necessario per far sì che l’anima sia cotta.

La firma dell’atto: da sinistra il notaio Nicola Voltan, Nazzareno Zavagnin vestito con il tradizionale mantello della Fraglia dell’Alto Vicentino, il presidente Renzo Rizzi che firma l’atto e a destra il vicedelegato Marco Caltran, presidente in fieri della Delegazione

Il sugo si prepara con burro e 300 grammi di latecio (sono le animelle, anche se i macellai oggi le hanno sostituite con il fegato delle anatre) battuto a coltello e a cottura lentissima. Quando il latecio è quasi cotto si aggiunge la reguesta e cuore tagliati a pezzetti. Dopo cinque minuti di cottura si aggiunge la salvia. Quando i bigoli sono quasi pronti, cioè dopo 35 minuti, al sugo si aggiunge il fegato dell’anatra e il fuoco si abbassa ancora. I fegatini devono sudare il sangue. Ai bigoli conditi con il sugo si aggiunge il Vezzena stravecchio grattugiato. Dopo il deposito dell’atto c’è stata una dimostrazione della ricetta e va detto che un piatto di bigoli così è tutto un altro gusto rispetto a quellocui siamo abituati.