Guccini 35 anni fa a Vicenza: il palasport in coro esplode a cantare “Dio è morto”

Era il 9 dicembre 1991. Un Guccini folletto ricco di battute contro i politici e i benpensanti. Siamo al tramonto della Prima Repubblica: due mesi dopo sarebbe esplosa Tangentopoli. Esegue tutti i suoi classici: ma su “Dio è morto” tutto il palasport esplode e la canta assieme a lui

Era il 9 dicembre 1991. La prima repubblica rantolava. Da lì a due mesi sarebbe esplosa con l’arresto di Mario Chiesa e l’esplosione di Mani Pulite contro Tangentopoli. Un palasport a Vicenza ribollente di emozioni trasversali all’età, composto da under 18 e over 40 accoglie in un abbraccio il maestro. Come scrive nella sua recensione Maurizia Veladiano su Il Giornale di Vicenza, Francesco Guccini inanella battute a raffica, stilettate al vetriolo contro politici e benpensanti, crepitanti sottintensi prontamente raccolti e litevitati dagli olè dei fans più scatenati trasfomano il concerto in un’esplosiva coloratissima kermesse.

Si sente “in disarmo” spiega il cantautore, ormai su quel punto di confine dove le cose si guardano “con un certo distacco e forse anche con un filo di saggezza”. “Guccini – sottolinea sempre Maurizia Veladiano – folletto scatenato e logorroico,non ha mollato un istante lo sberleffo, la battura grossier, la voglia matta di giocare e comunque al rialzo”.

Una foto mia con Francesco Guccini scattata a Venezia nel luglio 2020 quando il suo libro era giunto in finale al Premio Campiello

Le canzoni sono “un amarcord magico che dai mitici anni Sessanta tocca le nostre sponde – hanno fatto da contrappunto a uno spettacolo iridescente, strano, carico di humor ma anche accompagnato da una sottile, montante malinconia”. Ha toccato tutti i grandoclassici, Eskimo, Canzone per un amico, Canzone per Anna, Canzone dei dodici mesi, La locomotiva. “Ma è sugi accordi di Dio è morto che il pubblico salta su come una molla, esplode. L’ha scritta 27 anni fa ma gli under 18 del palasprt la cantano tutti. La urlano, la sentono loro. Guccini se ne accorge e ammicca: Il tempo passa ma le malinconie restano. Tuto è cambiato ma niente è cambiato”.