
La prefettura diventa nursery: se due colleghi, com’è capitato, non sanno come risolvere il problema del neonato da accudire, il prefetto li ha autorizzati a porterselo in ufficio, com’è accaduto nel caso del piccolo Emanuele Carollo. “È inutile proclamare che le donne non devono essere obbligate a scegliere tra famiglia e lavoro – spiega Filippo Romano, prefetto di Vicenza – se poi non garantiamo loro un sostegno concreto. Non dobbiamo dividere il mondo fra lavoro e non – lavoro”. Provate a dargli torto.
Ma non è finita. Il prefetto ha già organizzato gare di rafting sul Brenta, per stimolare quello che gli esperti chiamano team building, cioé la capacità di far crescere la squadra. Perché il rafting? “Perché bisogna imparare a remare all’unisono”. Campo di esercitazione è Solagna, dove si allenano anche i vigili del fuoco, con il sostegno di Ivan refting team. Aggiunge il prefetto: “Il team building è una realtà affermata nelle società private, meno in quelle pubbliche.

Un esempio, anni fa, lo fornì il gruppo farmaceutico Zambon: l’idea fu di Elena Zambon, presidente della società, che si portò i manager dell’azienda a formare squadre per giocare a rugby. Lei scelse il rugby per lo stesso principio per cui Romano sceglie il rafting: imparare a stare assieme, in quanto nel rugby la palla si passa indietro e tutta la squadra va avanti quando anche l’ultimo è coivolto.

Questo è il nuovo volto della prefettura, ente che nell’immaginario colletivo è quanto di più ufficiale e serioso possa esistere. Romano, invece, ne ha smontato i pezzi e li ha ricombinati cercando di disegnarle addosso una fisionomia adeguata al XXI secolo. Il motivo? Sta tutto in una parola: benessere. Tutti vorrebbero trovare il benessere nel luogo di lavoro, ma poi, si sa, le invidie, le gelosie e gli sgambetti dei colleghi non mancano mai.
Il prefetto ha un’altra convinzione: vuole costruire l’entusiasmo nella sua azienda, perché l’entusiasmo è l’unico motore che fa funzionare i meccanismi interni di un’organizzazione. Prende un esempio illustre: “La differenza nell’esercito italiano durante la Grande Guerra fu il cambio di comando fra Cadorna e Diaz. Con l’uno abbiamo subito Caporetto, con l’altro generale abbiamo vinto la guerra, perché cambiò l’approccio psicologico dei soldati. Applicò tecniche di benessere, compresi i giornalisti che scrivevano gli articoli accanto ai soldati e furono così convinti ad abbandonare la retorica del tempo”.

Romano è così sostenitore di questa filosofia che la porta anche nel convegno che sabato 12 si svolge in città a cura dell’Aip (l’Associazione italiana prefetti) di cui lui è segretario nazionale. In 160 i colleghi arriveranno da tutta Italia (accompagnati) per riflettere sul tema “Il benessere organizzativo nell’era dell’AI: sfide e opportunità fra tecnologia e valorizzazione delle persone”. È previsto un robusto convegno, ma domenica tutti a Solagna a provare il rafting. Già immaginare tutti i prefetti o funzionari, in costume da bagno e maglia a maniche lunghe, scarpette tecniche e accappatoio, abbandonando il completo grigio d’ordinanza è un bel rovesciamento di prospettiva.

In realtà, il convegno vuol affermare una nuova figura del prefetto, come rappresentante del governo che cura la mediazione e non la repressione per garantire la sicurezza. “Si ottiene molto di più”. Il prefetto di Vicenza ricorda i casi in cui lui stesso ha percorso questa strada: la crisi per l’abbattimento della palazzina per la Tav, il trasferimento indolore del Bocciodromo, la giornata pro – Pal che è finita senza incidenti. “Ordine e sicurezza non sono garantiti dalla repressione, bensì bisogna offrire a tutti l’opportunità di esprimere la propria opinione rispettando i diritti altrui”.

La cura scientifica del convegno è affidata a Raffaella Saporito, professoressa alla Bocconi di Milano, mentre moderatore è Gian Marco Mancassola, direttore di Tv A Vicenza. I relatori, divisi in due sessioni, oltre alla Saporito sono: Angelo Delogu, Christian Greco, direttore del museo Egizio di Torino, Claudia Baitelli, Vaughn Strong, comandante della Us Garrison Italy, Alessandro Pozzobon, Roberto Andracchio, Paolo Pascucci, Enzo Rizzo, Giorgio Giacomelli. Conclude i lavori una tavola rotonda con Luca Rotondi, prefetto di Bergamo, Elisa Vaccaro, Antonella D’Amico e Giuseppe Carollo.