Si confronta con una delle tragedie più misteriose di Euripide – Alcesti – che
ancora oggi porta a interrogarsi sul significato della morte e del sacrificio per amore, Filippo Dini, direttore artistico della Fondazione Teatro Stabile del Veneto e regista del prossimo spettacolo in programma all’Olimpico sabato 26 e domenica 27 settembre alle ore 21, nell’ambito della sezione Skēnē del 79° ciclo di spettacoli classici, con la direzione artistica di Stivalaccio Teatro.

Lo spettacolo, una co-produzione Fondazione Inda – Istituto nazionale del dramma antico e Tsv, arriva al teatro Olimpico dopo il debutto al teatro greco di Siracusa e la tournée estiva nei festival dei teatri antichi, in una versione rivisitata e adattata per la scena vicentina.
“Oltre due millenni e mezzo dopo Euripide, i classici antichi continuano a parlarci e a farci riflettere sulla condizione dell’uomo”, sottolinea Giampiero Beltotto, presidente della Fondazione Teatro Stabile del Veneto. Ma “accostarsi ad Alcesti di Euripide fa paura, perché significa accostarsi alla morte; fa paura, perché significa perdersi nel labirinto degli specchi del mito. Alcesti così muore, si sacrifica per Admeto: lo accetta e lo rivendica, ma quando la morte arriva e si spande come un contagio nella casa e la avvelena, un respiro alla volta, allora il terrore la invade e la disperazione la accompagna”, spiega Filippo Dini nelle sue note di regia.
“Alcesti che sovranamente e per amore accetta di morire fa paura. É una vittima troppo perfetta e, come scriveva Calasso, le vittime troppe perfette, troppo pure, ci terrorizzano. Illuminano verità insostenibili. Alcesti fa paura perché è una donna. Perché è la storia di una donna che, spinta soltanto dalla furia beata del suo amore per il marito, sceglie di morire al suo posto. Quattro secoli prima di Cristo, una donna straordinaria si sacrifica per amore e ritorna dalla morte”.
“La donna che torna da laggiù non è quella che è partita, ora questa Alcesti ha visto e fatto esperienza dell’orrore e della disperazione oltre ogni limite, quella che si ricongiunge al marito è l’essere più sacro e misterioso che si possa immaginare nella letteratura e nell’arte di tutti i tempi”.
Il regista conclude con un vibrante accenno al contemporaneo: “penso alla tragedia di Euripide e non posso non pensare, oggi, al percorso della donna nella storia, dall’inizio dei tempi ad oggi, alla sua evoluzione, alle sue tragiche morti quotidiane, alla sua possibilità di tornare indietro dall’orrore e poter affrontare finalmente l’oggetto del suo infinito amore”.
Tradotto dal greco da Elena Fabbro, regia di Filippo Dini, Alcesti vede in scena nel ruolo della protagonista Deniz Ozdogan; con lei ci sono Aldo Ottobrino (Admeto), Denis Fasolo (Eracle e Apollo) e ancora Bruno Ricci (Thanatos / servo), Carolina Rapillo (Ancella), Roberto Serpi (Ferete), Carlo Orlando (Capo Coro), Riccardo Gamba, Margherita Mannino, Francesca Totti (Coro). Le scene dello spettacolo sono firmate da Gregorio Zurla, i costumi da Alessio Rosati, i movimenti da Alessio Maria Romano, il disegno luci da Pasquale Mari, assistente alla regia Arianna Sorci, mentre le musiche originali sono di Paolo Fresu.
Per le due date dello spettacolo Alcesti al Teatro Olimpico di Vicenza i biglietti sono esauriti, disponibili soltanto in caso di rinuncia da parte dei possessori e tramite iscrizione alla lista d’attesa nella pagina dell’evento su www.classiciolimpicovicenza.it.