La diocesi di Vicenza dona al Comune il giardino di Santa Corona, di 500 metri quadrati. Si perfeziona l’accordo che due anni e mezzo fa aveva dato in concessione al Comune il giardino, che era stato così aperto alla città, cosa mai avenuta prima.

Adesso il giardino diventa di proprietà comunale, il che prevede quindi la responsabilità pubblica nella gestione e nella cura. La chiesa di Santa Corona già dai tempi di Napoleone era stata declassata da parrocchia a tempio (anche attualmente la parrocchia è santo Stefano) diventata appunto di proprietà comunale. Sulla chiesa, da 600 anni cura dei domenicani, il Comune solo negli ultimi 40 anni anni ha speso molti quattrini, per restauri e consolidamenti.
Sindaco Possamai e vescovo Brugnotto hanno annunciato la novità proprio nel giardino. Mons. Brugnotto ha spiegato che l’operazione rientra nel “riordino” delle proprietà della diocesi: non ha detto, ma intuibile, che per la Curia è un piccolo sospiro affidare a qualcun altro i pensieri e le preoccupazioni della gestione. Il Comune, così, riunisce la proprietà della chiesa e del giardino dopo un paio di secoli.
Il sindaco non ha nascosto un obiettivo ambizioso: far diventare Santa Corona come Santa Caterina di Treviso, il complesso che riunisce museo, sale conferenze e spazi per mostre. Va ricordato che, per raggiungere questi obiettivi, Treviso poteva contare sulla munificenza di Cassamarca la quale, sotto la presidente di Dini De Poli, regalava alla città di Treviso 25 milioni di euro ogni anno per scopi culturali. Una situazione che non è ripetibile a Vicenza, specie dopo il crack e la cancellazione della Banca Popolare di Vicenza e di Veneto banca che, seppur in modo minore, comunque aeva un’influenza su Vicenza.

A proposito di centro culturale, la chiesa di Santa Corona ha una storia illustre, recente e (tra)passata, in fatto di eventi culturali. Oggi il complesso ospita il muso naturalistico e archeologico aperto nel 1991, e i chiostri d’estate ospitano il Cinema sotto le stelle.
Andando a ritroso, la chiesa nel 1980 ospitò la prima mostra di Vittorio Sgarbi, nell’ambito della mostra sui 500 anni dalla morte di Palladio, intitolata Palladio e la Maniera. I pittori vicentini del Cinquecento e i collaboratori del Palladio (1530-1630). A quel lavoro, Sgarbi era stato chiamato da Neri Pozza: per il critico d’arte, che allora lavorava alla Soprintendenza, Pozza aveva sempre avuto grande stima.

È di vent’anni prima, quindi siamo al 1960, il progetto di Sergio Ortolani e Antonio Cattaneo, architetto e ingegnere che hanno firmato molte ricostruzioni di Vicenza, dal tribunale al Villaggio del Sole, per completare la ricostruzione dei chiostri di Santa Carona in vista di adibirli a sede dell’università. Un sogno, quello dei corsi universitari, che si concretizzerà trent’anni dopo ma in tutt’altro luogo, da Monte Berico a San Nicola.

Un’ultima curiosità. Nel giugno del 1713, quando aveva 34 anni, Antonio Vivaldi suonò per un concerto a Santa Corona assieme al padre, Giovan Battista. I due erano considerati i migliori violinisti di Venezia. Per celebrare la canonizzazione di San Pio V, al secolo Antonio Ghisleri, decisa da papa Clemente VII l’anno prima, i domenicani di Vicenza chiedono “al signor don Antonio Vivaldi” di comporre un oratorio da eseguire nel tempio. Lui compone, esegue, ma purtroppo lo spartito è andato perduto.