Medicine di Gruppo di Vicenza verso le AFT: cittadini e lavoratori chiedono risposte
Per decine di migliaia di vicentini – anziani, malati cronici, persone con difficoltà negli spostamenti – la Medicina di Gruppo sotto casa non è una sigla organizzativa. È la segreteria che risponde sempre alla stessa voce, l’infermiere che conosce la loro storia clinica, il presidio che permette di essere seguiti nel tempo e non soltanto visitati una volta.

È questo il patrimonio di prossimità che rischia di essere messo in discussione dal passaggio, previsto entro il 31 dicembre 2026, dalle attuali Medicine di Gruppo alle nuove AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali) nel territorio dell’ULSS 8 Berica.
Ho depositato – spiega Raffaele Colombara, consigliere comunale – un’interpellanza al sindaco e all’assessore al sociale proprio su questo tema, che riguarda direttamente Vicenza.
Le Medicine di Gruppo cittadine, Medici Insieme di Viale Trieste, Punto Doc di via Legione Antonini, le strutture della Riviera Berica, Santa Bertilla, Laghetto e le altre sedi di quartiere, rappresentano oggi il principale punto di riferimento sanitario per decine di migliaia di residenti.
Su scala aziendale, l’ULSS 8 Berica conta 34 Medicine di Gruppo, 155 medici coinvolti e circa 221.000 assistiti: un modello che la stessa azienda ha indicato per anni come uno dei pilastri della medicina territoriale.

Poiché gran parte dei medici opera già oltre il massimale ordinario di 1.500 assistiti, una singola Medicina di Gruppo Integrata composta da 7-8 medici può arrivare a seguire oltre 10.000 cittadini.
Non si tratta quindi di una questione che riguarda pochi utenti, ma una parte rilevante della popolazione vicentina.
Con l’interpellanza chiedo al Comune di attivarsi su due fronti principali.
- Servizi ai cittadini: quali funzioni oggi presenti nelle Medicine di Gruppo (segreteria, presenza infermieristica, presa in carico dei pazienti cronici, attività di prevenzione e monitoraggio) resteranno effettivamente nelle sedi attuali e quali verranno trasferite o riorganizzate nelle Case della Comunità, a partire da quella di San Felice, che nei primi mesi di attività ha registrato numeri di accesso ancora contenuti rispetto al bacino di utenza cittadino. Il rischio concreto è che una sede resti aperta ma perda progressivamente le funzioni che oggi la rendono un vero presidio di prossimità.
- Personale: oltre una ventina di infermieri e un numero analogo di operatori amministrativi, molti dei quali impiegati tramite cooperative, non hanno ancora indicazioni certe sul proprio futuro professionale a poche settimane dalle principali scadenze della riorganizzazione. Eppure sono loro, ogni giorno, il volto quotidiano di questi servizi.
A questo si aggiunge una criticità che riguarda direttamente la tenuta del nuovo modello organizzativo: la crescente carenza di medici di medicina generale.
Molti professionisti operano già oggi ben oltre il massimale ordinario di assistiti e la stessa esperienza delle nuove Case della Comunità ha mostrato quanto sia difficile reperire i professionisti necessari a garantirne il pieno funzionamento. Anche per questo è necessario comprendere come il passaggio alle AFT verrà concretamente realizzato nel territorio vicentino.
In queste ore la Regione Veneto ha annunciato l’intenzione di destinare ulteriori risorse al sistema delle Medicine Integrate e al personale coinvolto nella transizione.
Si tratta certamente di un segnale positivo.
Tuttavia la questione posta dall’interpellanza non riguarda soltanto le risorse economiche. Riguarda soprattutto la loro traduzione concreta sul territorio: quali servizi rimarranno nelle sedi oggi esistenti, quali saranno trasferiti, quale sarà il futuro professionale del personale coinvolto e come verrà garantita la continuità assistenziale per i cittadini.
Per anni le Medicine di Gruppo sono state presentate come uno dei pilastri della sanità territoriale vicentina. Proprio per questo cittadini e lavoratori hanno diritto a conoscere come verrà preservato e rafforzato questo patrimonio di prossimità nel passaggio al nuovo modello organizzativo.

Oggi cittadini e lavoratori chiedono soprattutto una cosa: sapere con chiarezza cosa cambierà nei quartieri, nelle sedi che frequentano ogni giorno e nei servizi che utilizzano abitualmente.
La sanità territoriale non vive di sigle o di edifici. Vive delle persone che ogni giorno la fanno funzionare: cittadini, professionisti e lavoratori.
È per questo che ho chiesto al Comune di Vicenza di attivarsi presso ULSS 8 Berica e Regione Veneto affinché la transizione alle AFT sia accompagnata da informazioni trasparenti, garanzie sui servizi e tutela delle competenze costruite negli anni.