Quarantacinque anni di vita, oltre mille persone seguite e un futuro già seminato con le nuove iniziative che hanno preso vita, vale a dire una squadra di rugby e una liuteria che produce chitarre. È il bilancio di Ca’ delle ore di Breganze (sulla collina di via Brogliati contro) la comunità che appunto dal 1981 sostiene persone che affrontano un percorso di uscita dalla dipendenza da sostanze, di crescita personale e di reinserimento sociale.

Con inizio alle 17.30, sabato 5 la comunità apre le porte organizzando la festa intitolata “Insieme costruiamo futuro”, che racconterà, attraverso le voci dei ragazzi e degli operatori, il senso del loro lavoro. (Informazioni: 0445 873216 – segreteria@cadelleore.it)
La giornata attraversa cinque aree di attività della comunità — rugby, arte e creatività, musica e band, laboratori e lavoro, storie e relazioni — pensate per rispondere con strumenti nuovi a una domanda antica: come si ricostruisce un’identità quando tutto sembra essersi rotto. Particolare attenzione sarà riservata a “I Breganti”, la squadra di rugby nata all’interno della comunità con una precisa valenza clinica e terapeutica, e il progetto di liuteria che ha visto i ragazzi costruire, a più mani insieme ad alcuni tatuatori e due maestri liutai, alcune chitarre uniche.

La comunità è presieduta da Mauro Zanetti, direttore ne è Matteo Trevisan, sua vice è Giulia Sartori. Nicola Galvanin e Lia Bitetti sono gli psicologi, Giovanni Carollo è medico psichiatra e psicoterapeuta, ma è stato a lungo (2009 – 2023) il direttore. Gli operatori di comunità sono Elisa Gualtiero, Rudy Pigato, Beatrice Rizzi, Alessandro Valente e Francesco Mattiello. Trenta sono i volontari che collaborano, mentre gli insegnanti sono Stefano Navone (musica), Arianna Barausse (yoga), Oscar Cenci (tai-chi), Vilma Rossetto (shiatsu), Alessia Stoppani (mindfulness), Andrew Fraser Robb (rugby), Alessandro Remonato (rugby). I pilastri, così sono definiti nella comunità, sono Giovanni Benincà (che si occupa di amministrazione ma è anche vicepresidente), Lucia Marzaro (segreteria) e Lidiya Gasynets (cucina).
Il rugby dei Breganti. Avviato nel maggio 2025, dopo nove mesi di lavoro, il progetto porta la pratica del rugby all’interno delle attività della comunità Ca’ delle Ore non come semplice attività sportiva, ma come strumento dalla precisa valenza clinica e terapeutica, pensato per promuovere il cambiamento nei ragazzi accolti.

Andrew Fraser Robb, direttore tecnico del Bassano, e già allenatore della Drola di Genova, ogni settimana guida un allenamento con i ragazzi. Ad affiancarlo, una volta al mese, è Alessandro Remonato, psicologo ed ex allenatore, che insieme ad Andrew conduce un allenamento congiunto in cui trova spazio anche un momento di riflessione sulle dinamiche di gruppo e sui temi emergenti all’interno della squadra. Nell’ultimo anno si è aggiunta allo staff tecnico Jessica Lancerin, osteopata di Bassano e atleta della squadra di Touch Rugby Mezzi e Mezzi di Bassano.
Insieme ai ragazzi, con l’aiuto di Paolo Gasparini, designer e docente alla Libera accademia delle Belle Arti di Brescia (Laba), è stato realizzato un percorso di co-progettazione del logo e del nome della squadra, da cui è nata la realtà dei Breganti.

Le chitarre. Il progetto ha visto i ragazzi della comunità cimentarsi nella costruzione di alcune chitarre uniche, attraverso un percorso a più mani che ha unito mondi diversi accomunati dalla stessa lingua: quella della cura, del segno e dell’ascolto. Oltre alle chitarre personali, il progetto ha dato vita ad altri strumenti che saranno messi in vendita per rifinanziare le attività della comunità — e ad una chitarra ed un basso pensati appositamente per essere donata a due artisti di fama internazionale, scelti non solo come straordinari interpreti della musica ma come artisti e uomini capaci di cogliere il significato e il valore del progetto.

Una volta pronto il legno, ogni ragazzo ha disegnato la propria chitarra grazie all’aiuto e disponibilità di alcuni tatuatori: Cristian Todesco del Sacrum Cor di Zanè, Lupo Horiokami di Vicenza, Claudia Reato di Vicenza, Rebecca Zombie di Castello di Godego. Ogni tatuatore ha poi disegnato una propria chitarra imprimendo sul legno un racconto visivo, trasformando ogni strumento in un’opera d’arte.
L’ultimo passaggio ha visto l’intervento del maestro liutaio Andrea Ballarin (Manne), di Schio, che ha curato il settaggio delle chitarre — calibrando altezze, chiavi e tensione delle corde — trasformandole da oggetti d’esposizione in strumenti pronti a suonare.