
Insegna ai batteri a produrre scarpe su misura per ciascuno. Ha già fatto loro – ai batteri, intendo – replicare il suo corpo. Ora, che i batteri possano penetrare in una cellula e mettersi al posto del suo Dna per replicare se stessi, è noto. Ma usarli per replicare la cellula ospite, è francamente una nuova frontiera. Però, se ci crede una grande azienda che gli ha conferito un incarico per produrre le scarpe con il proprio marchio, evidentemente bisogna dargli fiducia. Ma Yitong Tseo non si ferma qui. È convinto che si possa parlare con le piante per aiutarle a vivere meglio: pensate che bisogno ne hanno in Amazzonia. Che le piante comunichino fra di loro lo ha già provato Stefano Mancuso, celebre neurobiologo che insegna etologia vegetale all’università di Firenze. Ma parlare con le piante (cioé comunicare noi con loro) è un’altra faccenda, onestamente inimmaginabile finora. E ancora: assicura che prossimi interlocutori saranno anche i vermi.

Non è un personaggio di un film avveniristico di Christopher Nolan: Yitong Tseo si presenta sorridente con un biglietto da visita di candidato al Phd del Mit di Boston, al Department of Computational and Systems Biology. Vuol dire che ha superato tutti gli esami e si sta concentrando sulla tesi di laurea, peraltro già approvata dal Consiglio scientifico. Ha sì e no trent’anni, vestito grunge con orgogliosi capelli lunghi biondi su altri nero pece cortissimi attaccati alla testa. Gli manca solo lo skateboard ai piedi e vi aspettereste di vederlo volare su una pista con i teen ager amici suoi.
Invece è appena tornato dalla Nuova Zelanda dove ha acquisito un altro diploma universitario, che mette accanto al BA in chimica e al professional certificate della Stanford University. Ha lavorato a Facebook per cinque anni, sia a Messenger sia nel dipartimento Healthcare. Adesso è particolarmente interessato a migliorare la dignostica e gli interventi contro il cancro. Come? Spiega che vuole andare oltre il regno della genetica e spaziare nella proteomica (ossia lo studio su larga scala di tutte le proteine di un organismo). In parole povere, chi si interessa alle proteine si interessa a studiare (e migliorare) la vita intera. Visto che gli aminoacidi costituiscono la struttura primaria delle proteine.

Sostenere che le sue siano solo visioni è riduttivo. Le prove scientifiche ci sono, si possono toccare. Ne ha dato un saggio alla Filanda di Trissino, ospite della PL 24 di Lino Dainese, che ha regalato una serata sognante ai 200 presenti, con un altro geniaccio come Matteo Ward suo interlocutore. Provate a immaginare: un cliente entra da Prada e invece di acquistare un paio di scarpe, si compra un sacchetto di batteri che gliele producono su misura. È possibile? Alla domanda di Ward, lui risponde alla stregua del film di Mel Brooks: “Si può fare!”. O riflettete sul fatto che un giorno riuscirete, per merito di questo finto biondo, a parlare con la pianta da vaso in casa e sentire se ha bisogno di acqua o no.

Ward ha visitato il Mit l’anno scorso per rispondere a una domanda: “Come nasce quello che non esiste ancora?”. Precisa la sua risposta: “È inutile migliorare quello che esiste già, servono risposte radicalmente nuove a problemi che non esistevano prima”. La strada è quella indicata da Yitong Tseo. Ward la chiama “innovazione discontinua” e a lui, che cerca di cambiare il mondo della moda sommerso da produzioni enormi e assolutamente inutili, questa via serve per far diventare le nostre imprese più sagge ed ecosostenibili. “La loro idea non bada al profitto, ma a risolvere il problema. L’utile arriverà se ci saranno imprenditori capaci di trasformare le loro soluzioni in produzioni”. La colonna sonora dell’incontro è stata curata da una scultura temporalesca di Arcangelo Sassolino, che ha il laboratorio proprio alla Filanda a Trissino.