I carabinieri hanno “uno sguardo che protegge”. E’ il tema del calendario 2027

Il titolo è efficace quant’altri mai: “Gli sguardi che proteggono”. Perché se è vero che lo sguardo è la luce dell’anima, gli sguardi dei carabinieri trasmettono generosità e amicizia, che sono i valori base per cui una persona si sente protetta. Di questi sguardi, il calendario storico dell’Arma ne elenca una trentina, carabinieri in azione nei dodici mesi grazie alle immagini di Franco Cappellari sulla base di un progetto creativo a firma di Gianluca Dalmasso (direttore creativo) e l’organizzazione dei contenuti di Cristina Voghera e Florinda Napoli. I testi sono di tre prime firme del giornalismo italiano: Aldo Cazzullo, che fra l’altro scrive la prefazione, Ferruccio De Bortoli e Bruno Vespa.

Il calendario 2027 dell’Arma dei carabinieri, intitolato “Gli sguardi che proteggono”

De Bortoli – spiega la nota dell’Arma – conduce il lettore attraverso la capillarità delle Stazioni territoriali, il mito delle «gazzelle» del Nucleo Radiomobile, la dedizione del Servizio Navale – custode anche di memorie archeologiche come i Bronzi di Riace –, l’affetto e l’utilità delle unità cinofile, la custodia del patrimonio verde a opera dei Carabinieri Forestali e l’intramontabile tradizione dei reparti a cavallo.

Da sinistra il ten. col. Contente, il comandante col. Biscardi e la maggiore Sciarrone

Bruno Vespa, dal canto suo, dà voce alla velocità misurata dei motociclisti, all’invisibile fermezza degli incursori del GIS pronti a intervenire nelle situazioni più estreme, alla solenne compostezza dei Corazzieri al Quirinale, alla visione d’insieme garantita dal comparto elicotteristi e droni, fino alla perizia scientifica del RIS, alla salvaguardia di arte e lavoro e all’omaggio finale ai Comandanti di Stazione e ai volontari dell’Associazione Nazionale Carabinieri.

Il calendario è l’agenda dei carabinieri sono stati presentati a Roma dal generale Salvatore Luongo, comandante dell’Arma, e a Vicenza alla caserma di via Muggia dal comandante, col. Loreto Biscardi, dal comandante del rearto operativo, tenente colonnello Antonio Contente e dalla maggiore Rosa Sciarrone.

Aldo Cazzullo, noto giornalista del “Corriere” e prolifico scrittore. Anima la trasmissione di La7 “Una giornata particolare” che riscuote un grande successo

Riportiamo di seguito integralmente la prefazione di Aldo Cazzullo

“In questi cinquant’anni i Carabinieri hanno sconfitto il terrorismo e hanno inflitto durissimi colpi alla mafia. Certo non l’hanno fatto da soli. Ma sono stati i protagonisti della lotta contro i due fenomeni criminali che più hanno segnato l’ultimo mezzo secolo di storia italiana, scandito e raccontato mirabilmente dalle varie edizioni di questo Calendario.

I Carabinieri sono stati innanzitutto vittime. Era un Carabiniere il capo della scorta di Aldo Moro, Oreste Leonardi, ucciso mentre tentava di fare scudo con il suo corpo al presidente della Democrazia Cristiana (il 16 marzo 1978 in via Fani cade anche l’appuntato Domenico Ricci, con il vice brigadiere Francesco Zizzi e le guardie di Pubblica Sicurezza Giulio Rivera e Raffaele Iozzino).

Erano Carabinieri trentasei dei caduti degli anni di piombo, compresi i tre assassinati nell’odiosa strage di Peteano.

Ma i Carabinieri sono anche coloro che reagiscono, che difendono lo Stato, che fermano l’eversione, che arrestano i colpevoli.

E l’artefice della riscossa dello Stato è il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, il militare per eccellenza del dopoguerra italiano: resistente durante l’occupazione nazista, combattente contro il banditismo nella Sicilia scossa da tensioni separatiste, è l’uomo che sconfigge il terrorismo rosso e cade nella lotta alla mafia, assassinato a Palermo il 3 settembre 1982.

Un’immagine d’archivio che ricorda i 40 anni dell’assassinio del generale Dalla Chiesa

Ma sono i Carabinieri che arrestano Totò Riina. Così come sono i Carabinieri ad arrestare Matteo Messina Denaro, chiudendo così il cerchio. La mafia non è debellata per sempre; ma se conta molto meno e uccide molto meno, è merito di tutti gli uomini dello Stato, e dei Carabinieri in particolare. Non a caso la mafia progettò una strage di carabinieri allo stadio olimpico nel 1993. Perché colpire i carabinieri significa colpire non soltanto lo Stato, ma un simbolo dell’identità italiana. I carabinieri, come sappiamo, sono più antichi ancora dell’Italia.

Un’immagine del calendario, con una pattuglia in servizio a Venezia, ovviamente in motoscafo

E per l’Italia hanno dato il sangue, anche all’estero: non possiamo non ricordare i caduti di Nassiriya, dove dodici tra le diciannove vittime furono Carabinieri. Ricordo l’omelia del compianto Cardinale Ruini ai funerali: “Non odieremo i terroristi, ma non fuggiremo davanti a loro, anzi li contrasteremo”. Non odiare, non fuggire, contrastare il male: Ruini aveva capito tutto.

E se i nostri Carabinieri, come in genere i nostri militari, sono considerati i migliori del mondo nelle missioni di pace, è perché sono portatori di quell’umanesimo cristiano – il rispetto per gli altri, il dialogo, l’idea dell’uguaglianza tra gli esseri umani – che è il vero motivo per cui l’Italia è importante nella storia e nel mondo”.