Università nell’ex sede della Camera di commercio in corso Fogazzaro: dialogo con la Fondazione Roi

Alla presentazione del bilancio di metà mandato della Fondazione Roi emerge una nuova prospettiva per palazzo Tecchio che si “sposa” con l’intervento all’ex Corso che è patrocinato e finanziato dalla Roi, sempre più in salute con la gestione Lazzari

L’ex Camera di commercio in corso Fogazzaro diverrà sede universitaria. L’obiettivo, che vedrà come primo attore la Camera di commercio di cui è presidente Giorgio Xoccato, è emerso chiaramente durante la presentazione del bilancio di metà mandato della Fondazione Roi, che è sempre più in salute grazie alla gestione Lazzari (in due anni l’avanzo è cresciuto da 333mila a oltre 1 milione di euro dal ’24 al ’25) quando s’è parlato dell’intervento sull’ex cinema Corso, che è appunto patrocinato e finanziato dalla Fondazione Roi. S’è tratteggiata una nuova fondazione, cui parteciperà la Roi, che gestirà l’ex cinema, come ha spiegato il vicepresidente Beppe Nardin. E a questo punto s’è parlato chiaramente dei rapporti con l’immobile vicino, palazzo Tecchio, e della sua futura destinazione universitaria, che dialogherà come spiegano gli architetti, con l’ex Corso.

Palazzo Tecchio, dal 2011 non è più sede della Camera di commercio. La nuova ipotesi è che rimanga dell’ente e sia trasformato in sede universitaria in dialogo con il progetto innovativo per l’ex cinema Corso

Sia chiaro che non è un obiettivo cui si giungerà dall’oggi al domani. L’intervento sull’ex Corso, che è diventato un cantiere, si concluderà fra due anni. E rimettere in sesto l’ex Camera di commercio impegnerà tempo e soldi. Però, come sidice, si delinea un orizzonte strategico.

Giorgio Xoccato, presidente della Camera di commercio

E si tratta di una doppia svolta per Vicenza. Da un lato si chiude una vicenda, quella della vendita dell’ex sede della Camera in corso Fogazzaro, aperta dal 2011, quando l’ente si trasferì ai Pomari e cercò di vendere, a prezzo via via ribassato, l’immobile inaugurato nel 1957, quando fu ricostruito palazzo Tecchio distrutto dai bombardmenti. Nel 2022 il prezzo di vendita sfiorava i cinque milioni, ma gli sforzi non furono ripagati neanche dopo i ribassi e le aste sono andate deserte.

Antonio Vesco, Francesca Lazzari e Beppe Nardin, tre esponenti del CdA della Fondazione Roi

Dall’altro lato emerge sempre più chiaro un disegno complessivo di cancellare i buchi neri del centro storico, di cui è capofila l’amministrazione Possamai che dall’inizio del amandato ha dichiarato questo obiettivo, ma che vede attivi vari altri enti pubblici e operatori privati: dalla Fondazione Roi di Francesca Lazzari (che ha deciso di superare la vecchia posizione immobilistica e lanciarsi nell’operazione ex Corso), il privato nell’operazione per realizzare un albergo nell’ex tribunale a Santa Corona, adesso la Camera di commercio che pensa all’università per l’ex sede in centro, infine l’Agenzia del Demanio che ha pubblicato – assieme al Comune – un bando per raccogliere manifestazioni d’interesse, come si dice in termine tecnico, entro il 31 luglio per l’area da quasi 11 mila quadrati dell’ex carcere a San Biagio, chiuso da 40 anni. Anche in questo caso si dà priorità a un utilizzo didattico – universitario. È chiaro che un’idea del genere non salta fuori dall’oggi al domani: dietro ci devono essere contatti e mezze intese. Staremo a vedere.

Un’immagine del progetto per l’ex cinema Corso: l’interno con luce e verde

Se a questi obiettivi si aggiungono quelli cui si sta lavorando, da un lato l’ex macello di viale Giuriolo, il cui cantiere è stato aperto nel 2024 (anche qui con il finanziamento privato, quello della Fondazione Pielle24 di Lino Dainese che ci mette 8 milioni) e dall’altro la progettazione della nuova biblioteca in contrà Riale (cui lavora lo studio Asa dei fratelli Albanese, un impegno per il Comune da 20 milioni di euro) si ha il quadro di un lavoro in molte direzioni e con molti protagonisti che davvero può ribaltare immobilismi d’antica vicentini data e disegnare una città del 21° secolo, che punta molto sull’uiversità e sulla cultura perché è quello il Dna che cambia il genoma civico.